trattamento delle schiume antincendio

Il trattamento dei liquidi e delle schiume antincendio contenenti PFAS, metalli pesanti e ammoniaca è una procedura critica regolata in Europa dal Regolamento (UE) 2025/1988, che impone un severo percorso di transizione ed il divieto totale di utilizzo di concentrazioni pari o superiori a 1 mg/l entro il 23 ottobre 2030.

Le schiume antincendio (specialmente quelle storiche di tipo AFFF) non si limitano a creare il gravissimo problema dei PFAS, ma generano un effetto domino di inquinamento chimico e biologico estremamente complesso.

I PFAS sono l’inquinante più persistente e pericoloso nel lungo periodo (“inquinanti eterni”), ma l’impatto immediato sul liquido e sull’ambiente è maggiormente aggravato da altre tre macro-problematiche strutturali:

  • Azoto ammoniacale
  • BOD e Tensioattivi
  • Metalli Pesanti

I formulati delle schiume contengono enormi quantità di additivi, solventi organici, anticorrosivi e stabilizzatori della schiuma che spesso includono composti dell’azoto ed urea.

Durante l’incendio, l’estremo calore e la pirolisi convertono queste sostanze in ione ammonio/azoto ammoniacale in concentrazioni tossiche.

Richiesta Biochimica di Ossigeno (BOD) e Tensioattivi

Le schiume sono, per definizione, dei super-concentrati di tensioattivi (saponi industriali sia fluorurati che idrocarburici) e solventi (come i glicoli) progettati per soffocare le fiamme.

Questa enorme massa organica causa un collasso dell’ossigeno disciolto nell’acqua (misurato dal BOD e dal COD).

Se questo liquido finisse non trattato in un corpo idrico superficiale, i batteri consumerebbero tutto l’ossigeno disponibile per degradare la schiuma, provocando l’anossia totale dell’ecosistema.

L’effetto “Solvente” sui Metalli Pesanti

I tensioattivi ed i solventi contenuti nelle schiume riducono la tensione superficiale dell’acqua e agiscono come potenti agenti bagnanti e, in parte, chelanti.

Quando questa miscela chimica aggredisce le strutture incendiate (travi in ferro, tubazioni, macchinari, lamiere, rame dei cavi elettrici), “strappa” letteralmente i metalli dalle superfici, sciogliendoli nell’acqua in quantità enormemente superiori rispetto a quanto farebbe l’acqua normale.

Ecco perché ne ritroviamo nel refluo un’enormità rispetto ai 2 mg/l normati, ed il Rame fuori scala, è l’effetto della schiuma chimica che ha solubilizzato le strutture metalliche coinvolte nel rogo.

SPECIFICHE TECNICHE DELL’IMPIANTO

Il trattamento si esplica in 5 fasi.

FASE 1 – Pre-trattamento Chimico-Fisico (Coagulazione e Precipitazione dei Metalli)

  • Iniezione di Soda Caustica (NaOH)
  • Dosaggio di Flocculante
  • Decantatore Lamellare (o Vasca di sedimentazione)

FASE 2 Filtrazione Meccanica di Sicurezza

L’acqua chiarificata in uscita dal decantatore contiene ancora micro-particelle sospese che

distruggerebbero i successivi stadi filtranti.

Questo avviene mediante una Batteria di Filtri a Manica (Multi-bag / Taglia industriale) da 50 micron per il grosso del particolato residuo, seguita da una seconda batteria da 5-10 micron.

FASE 3 -Stripping dell’Ammoniaca

Stripping ad aria (Soluzione chimico-fisica veloce), Sfruttando il pH alto impostato nella fase 1, l’ammonio NH4+ si trasforma in gas ammoniaca NH3.

Facendo passare il liquido in una torre di stripping ventilata, l’ammoniaca viene “strippata” via dall’aria, che viene poi lavata in uno scrubber ad acido solforico.

FASE 4 – Rimozione dei PFAS e Rifinitura Organica (GAC)

Una volta rimossi i metalli, i solidi e l’ammoniaca, l’acqua è limpida ma contiene ancora i PFAS della schiuma e il BOD residuo.

Si utilizzano almeno due grandi filtri a Carbone Attivo Granulare in serie che rimuoverà il BOD rimanente, i tensioattivi ed i PFAS a catena lunga.

FASE 5 – Rimozione PFAS a catena corta

Filtri a Resine a Scambio Ionico, posizionati alla fine del treno per catturare i PFAS a catena corta che il carbone attivo non riesce a trattenere efficacemente.

PARAMETRI OPERATIVI

  • Portata Idraulica Nominale d’Ingresso: l’impianto viene modulato a seconda delle esigenze del cliente
  • Ciclo di Lavoro Giornaliero: 20 ore operative / giorno (4 ore destinate ai controlavaggi dei media filtranti)
  • Layout d’Installazione: 80 – 100 m² complessivi. L’impianto è interamente pre-assemblato, cablato e collaudato all’interno di N. 2 Container marittimi da 40” High Cube (HC) coibentati e climatizzati, pronti per l’installazione all’esterno nei pressi dei serbatoi di stoccaggio.

L’impianto viene fornito con il sistema all inclusive, dove tutti i costi, inclusa la fornitura, gestione e smaltimento rifiuti, sono a carico del fornitore e al cliente viene richiesto solo il prezzo a metro cubo trattato nel il rispetto del raggiungimento degli obiettivi prefissati.

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